Attenti al canino

Kynodontas , il dente canino del greco Giorgos Lanthimos.  La famiglia padre, madre, figlia maggiore, figlio, figlia minore vive in una bella casa con piscina e giardino recintato. Nessuno ha un nome proprio ma si chiamano per ruolo.  Solo il padre esce, in auto, per andare al lavoro. Padre e madre complici di un’educazione, in questo caso di un addestramento, cani, basata sulla menzogna, su false informazioni, sulla competizione. In nome della protezione e difesa. In nome forse di un potere tirannico e patriarcale. Di un potere che manipola dall’interno e nel più subdolo dei modi le coscienze e le menti degli individui fin dalla nascita. Rivisitazione in chiave moderna del mito della caverna di Platone. Un microcosmo relegato in un folle e asettico isolamento pronto a esplodere. E ad essere sporcato. Impeccabile fotografia di interno borghese, glaciale e candido, formale e anafettivo. L’unica persona che può accedere a questo mondo, ma bendata per non sapere dove si trova, è una donna, una addetta alla sicurezza della fabbrica dove lavora il padre, usata e pagata per l’accoppiamento necessario del figlio maschio, che innesca però un processo di destabilizzazione e di consapevolezza nei giovani protagonisti che avrà esiti inaspettati. Poco comprensibile e poco consolatorio questo film ha vinto la scorso anno la sezione Un certain regard a Cannes, in piena sintonia con l’atmosfera psicotica, claustrofobica e violenta che ha caratterizzato la scorsa edizione del festival.  Spiazzante e provocatorio  entra nell’intimità di rapporti familiari che ancora una volta sono oggetto di analisi e interrogativi, di drammi e di scontri. Di follia e di alienazione dal mondo reale. Stile molto simile al funny games di Haneke, o alla canicola di Seidl, i protagonisti giocano un gioco insensato, si muovono come animali addomesticati alla difesa di quel mondo esclusivo racchiuso entro le mura che desidererebbero superare ma da cui potranno uscire solo…al cadere del dente canino. A chi cadrà per primo il premio e la condanna della fuga.

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