Il ciclo della vita in quattro atti. Quattro sono le stagione. E quattro le vite in cui l’anima si reincarna come insegnava Pitagora che viveva in queste terre di Magna Grecia dove soffia il respiro lento della natura. Il film di Michelangelo Frammartino “Le quattro volte” è ambientato a Serra San Bruno, un paesino della Calabria immerso nel parco naturale delle Serre, da cui si segue il passare del tempo. Una casa, un pastore malato e il suo cane, un gregge, una perpetua che prepara medicine benedette. La vita scorre, si trasforma. Un uomo muore, un capretto nasce, un albero è abbattuto, la legna brucia per diventare carbone. Un funerale, un grido d’aiuto, una processione, una festa di paese, un albero della cuccagna. Affascinante e poetico, maestoso e semplice come la natura umana, animale, vegetale e minerale. Passaggi di vite. Silenzi. Sinfonia unica che ha incantato il pubblico del festival di Cannes, e che la stampa francese ha elogiato, presentato infatti alla Quinzaine des realisateurs ha vinto il Label Europa Cinemas e un premio speciale della giuria per il cane Vuk, il simpatico cane pastore che combina un po’ di guai. Non mancano infatti equivoci e colpi di scena nel corso del film (documentario), ispirato ai lavori di Depardon, Olmi e De Seta, che segue con grazia gli avvenimenti nel loro naturale e umano accadere rendendo lo spettatore partecipe del battito continuo del mondo